
Come si legge un romanzo. Seminario
28/09/2023
Liguria, Ventimiglia, Casa
29/09/2023Un romanzo sulle stagioni della vita
ambientato a Dolceacqua
, la perla dell'entroterra ligure di Ponente.
Trama
Da quando Damiano, alla scuola elementare, ha scoperto di essere daltonico e di non poter percepire il rosso, si è sempre sentito come se gli mancasse un pezzo per essere completo.
È successo nel rapporto con sua sorella Vanessa e con sua madre, Ester Orrigo, una donna severa che gli è sempre parsa irraggiungibile.
E' successo anche con Alex e Clizia, gli amici con cui è cresciuto.
E persino con l'amato padre, Vittorio, fiero produttore del vino Rossese, che si è ammalato di Alzheimer e dal quale si è tenuto a distanza, incapace di gestire il dolore.
Quando una notte l'uomo scompare e viene ritrovato morto, nel dubbio che sia stato un incidente o che si sia tolto la vita, Damiano dovrà tornare a Dolceacqua, spettacolare borgo del Ponente Ligure, reso immortale da un quadro di Monet.
Figlio irrisolto e adulto intrappolato dentro gli anni che lo hanno visto tradire quel che promettevano, scoprirà di dover lottare per salvare l'azienda vinicola della famiglia e di non poter più rimandare i conti con l'esistenza.
Perché è sempre la luce a dare vita alle cose, e nella luce ci sono i colori. Non importa se non li vediamo tutti. Quello che conta è uscire dall'ombra.
Recensione
"Il Rossese è il vino principe della Liguria. Un rosso che ha forza, carattere, una sintesi tra l'asperità e la dolcezza, e in questo assomiglia molto al nostro cammino in questa vita".
Conoscete il Rossese di Dolceacqua?
E’ il vino simbolo della Val Nervia, che nasce da un vitigno unico, coltivato in una piccola porzione di territorio concentrata tra alcuni dei borghi più caratteristici dell’entroterra ligure di Ponente: Dolceacqua, Soldano, San Biagio della Cima.
Considerata l’asperità del territorio, incastonato tra il Mar Ligure e le appendici delle Alpi Marittime, il Rossese è un vino speciale, eroico, forte, intenso, ma insieme delicato e profumato, come i sapori della sua terra, che poi è anche la mia terra di Liguria.
Prima Denominazione Controllata della Liguria (nel 1972), il Rossese viene spesso definito “il rubino nel bicchiere”, perché di presenta come un rosso accesso.
E il rosso è uno dei fili conduttori del romanzo di Luca Ammirati.
“Il rosso è un colore potente e dominante, espressione di slancio, velocità e gioia, ma anche pericolo, sessualità e amore romantico. E’ il colore che colpisce maggiormente e con più celerità l’attenzione degli occhi”.
Ed è il colore che Damiano, protagonista della storia, non vede, essendo daltonico.
Uno strano scherzo del destino per lui, figlio di una famiglia di produttori di Rossese.
Un’alterazione della vista, che lui vivrà da subito come una colpa, una debolezza, un errore, un guasto. Il giusto pretesto per decidere di non occuparsi dell’azienda vinicola, e scappare.
Prima l’Università a Milano (mai finita), poi un lavoro in banca, sempre nel capoluogo lombardo, soddisfacente, ma non edificante.
Vita sentimentale inesistente, Damiano “scambia l’ambizione con la stabilità” e arriva ai quarant’anni così, anestetizzato, in un limbo, in cui sopravvive, ma non vive. Un uomo incompiuto, irrisolto, un infelice Peter Pan.
“Il vino non si accontenta, Damiano. Non farlo neanche tu”.
Gli ripeteva sempre il padre, la cui improvvisa sparizione (e poi morte), lo costringerà a tornare a casa, ed affrontare tutte le conseguenze che un lutto in famiglia porta con sé.
Perché “Tutti i colori tranne uno” è anche un romanzo sulle dinamiche familiari, spesso complesse. Problemi di comunicazione, sentimenti non espressi, fraintendimenti, affetto disatteso. Difficoltà che una perdita fa esplodere.
“Ci dicono che dobbiamo accettare i lutti, le sconfitte, i momenti difficili. Io non voglio accettare niente, è il mio modo di restare a galla. Accettare equivale a subire”.
Così Damiano ritorna a casa, perché (e parlo per esperienza personale), per chi nasce in quel pezzettino di terra schiacciato tra mare e monti che è il Ponente ligure, casa sarà sempre Liguria, anche dopo decenni di nomadismo altrove.
E la nostalgia, il rimpianto, i ricordi, primo lo “uccidono”, ma poi lo salvano, facendogli capire che non bisogna rimpiangere il tempo perso, perché se ne sprecherebbe solo dell’altro.
“Ho capito che la nostalgia è una ricchezza, perché significa sapere chi sei. Non esiste niente che tu possa fare per cambiare la percezione che gli altri hanno di te. Puoi solo sperare di riuscire ad aprirti delle piccole finestre di verità, tutte tue, solo per te stesso, dalle quali guardare al mondo e sentirti in pace”.
Damiano può apparire un personaggio aspro, poco empatico, indolente.
Forse lo è. Non per me.
Damiano, in parte, è il mio riflesso al maschile: stessa età, medesimo lavoro, uguali ricordi d’infanzia e adolescenza, trascorse tra caruggi e mare.
Damiano è soprattutto il calco delle mie mancanze, è l’elastico del rimpianto della Liguria che entrambi abbiamo lasciato, di tutto quello che ci siamo persi, lui ed io, in questi anni fuori. “Tutta la luce della Riviera”.
Non voglio spoilerare il finale, solo ci tengo a dire che Ammirati ci regala un messaggio positivo, che dovremmo sempre tenere a mente. Errori, debolezze, imperfezioni, nulla è sbagliato, tutto è vita. Godiamocela, finché ce n’è.
“Non preoccuparti di ciò che non puoi vedere. Guarda lo splendore intorno a noi. Meravigliati, Damiano. Solo così potrai cogliere tutti i colori e quel legame sottilissimo che ci tiene insieme”.
Damiano è il protagonista maschile della storia. Poi, c’è La protagonista femminile, con la “L” maiuscola. Dolceacqua, dove la vicenda è ambientata.
Conoscete Dolceacqua? E’ la perla dell’entroterra della Riviera dei Fiori, con il Castello dei Doria ed il suo ponte da fiaba.
E’ la cartolina perfetta di un viaggio alla scoperta della Liguria meno nota, quella che vive affacciata sui torrenti, e non sul mare. Ma ugualmente bella, anzi. Forse ancor più vera, autentica, rustica, ruvida anche.
“Non ti è rimasto più niente di ligure? Se con essere liguri intendi la scarsa sopportazione dell’esistenza e degli altri esseri umani, ti assicuro che nel sangue porto ancora parecchie tracce del nostro DNA”.
Perché noi Liguri siamo così. Ospitalità non pervenuta, dicono. Ma genuinità garantita. E meraviglia senza fine.
Sono di parte? Certamente.
Ma vi ricordo che anche Claude Monet, quando nel 1884 arriva a Bordighera per un soggiorno di poche settimane, ci resterà oltre tre mesi. “Mi sono sistemato in un paese fiabesco”, scrive nelle sue lettere da Bordighera, “non so più da che parte girarmi, tutto è superbo”.
Rapito da luci e colori irriproducibili sulla tela, gli stessi colori del romanzo di Ammirati.
Da leggere perché...
"Perché arriva un momento in cui devi guardare dentro di te e scoprire i doni che ci sono, perché tutti nasciamo con qualche dote. E poi, allo stesso modo, devi prendere atto delle tue mancanze. Sono inevitabili, sono parte di te anche quelle. Le nostre scelte raccontano chi sei e chi vuoi essere. Non bisogna aver paura di commettere errori. A volte sono proprio gli sbagli a definirci".
Autore
Luca Ammirati, sanremese, classe 1983, è responsabile interno della sala stampa del Teatro Ariston, dove ogni anno si svolge il Festival della canzone italiana.
Nel 2019, ha fatto il suo esordio nella narrativa con "Se i pesci guardassero le stelle", tradotto e pubblicato anche in Germania e Austria.
Nel 2021 ha pubblicato, con Sperling&Kupfer, "L'inizio di ogni cosa".
Conclusioni
Una storia dolcissima sulle stagioni della vita. La giovinezza, quella festa meravigliosa, che non dura che un istante. L'età adulta, che non ti migliora, ma certamente ti insegna a lasciare andare alcune cose. La vecchiaia, quando capisci che ti sei affannato a riempire gli spazi in una corsa impossibile, mentre il segreto era semplicemente fare altro spazio.
Carta d'identità
| Titolo | Tutti i colori tranne uno |
|---|---|
| Autore | Luca Ammirati |
| Editore | Sperling&Kupfer |
| Pagine | 247 |
| Anno di pubblicazione | Aprile 2023 |
Aggettivo chiave: Delicato.
- I miei pro: Un romanzo che parla dritto al cuore, sfogliando, con malinconica dolcezza, l'album dei ricordi di ognuno di noi.
- I miei contro: Solo per chi è ligure e "spatriato" come me, l'effetto "nostalgia canaglia" è assicurato.








