
Innamorato di Marco Drago
23/04/2024La bizzarria di una storia d'amore
Trama
Si incontrano per caso.
Due vite sospese per aria.
Diego scrive, e tra libri e seminari ricava più o meno di che vivere.
Chantal (Sammi) è una ballerina che insegna danza alle bambine.
Si mandano messaggi, si cercano. Il desiderio sale dritto dalla pancia, li trascina nei vicoli bui, contro saracinesche arrugginite. Li fa vibrare come una corda sola.
Diego con le sue zone oscure, la sua attrazione per i territori estremi. Sammi con il suo broncio, il passo che piega la superficie del mondo.
Sammi che attira disastri, e si trova sommersa dai debiti. C’è una strada che sembra molto facile.
Basta un annuncio. Aprire la porta a sconosciuti. Può assentarsi dal corpo e vendersi così, senza emozioni?
Recensione
"E nessun tipo d'amore è meglio di un altro" (Lou Reed).
“Le cose davvero speciali accadono solo per caso e io e Sammi ci conoscemmo così”.
Lei, Chantal (detta Sammi), ballerina, “abbastanza brava per insegnare, ma non per farlo di mestiere”.
Lui, Diego, scrittore, “abbastanza bravo per viverci, ma non per ritirarsi nel lusso a dedicarsi agli affari propri”.
Settembre. L’incontro. L’attrazione fisica potentissima. Il desiderio spinto all’estremo.
“Le nostre giornate roteavano a un ritmo frenetico, nell’imbuto vorticante dell’entropia”.
Dicembre. Il mutuo da pagare. La Vespa distrutta. I pasti saltati. Il bisogno economico che stringe.
E poi un annuncio: la porta che si apre agli sconosciuti, e soldi, tanti: ottanta rose, mezz’ora.
“Sapevo che avrei dovuto sentirmi in colpa, ma è questa la parte davvero inspiegabile di tutta la faccenda che sta tra il nascere e il morire: non c’è un modo esatto. Dolore e bellezza, schifo ed estasi, si mescolano continuamente, in ogni momento, macchiando e illuminando. La forza che ci innalza è la stessa che ci precipita. Una tensione costante tra salvezza e perdizione”.
Marzo. Lei dice basta, a tutto. Anche a lui.
“Quando dai tutto per scontato, anche le minute banalità, la meraviglia si diluisce e te ne accorgi solo quando non resta più niente”.
Mi è piaciuto?
L’incipit mi ha steso, letteralmente.
“Siete mai stati innamorati di una puttana? Non una facile, come intendono i maschi frustrati: voglio dire, siete mai stati innamorati di una che va con gli uomini per soldi? Una normalissima ragazza italiana con i capelli neri e le fossette in fondo alla schiena, che riceve tra un turno di lavoro e l’altro in un monolocale che sa di umido e dell’odore morente di un falso gelsomino? Io sì. Che Dio mi maledica, io sì. Ed è stata la storia più pura e innocente di tutta la mia fasulla vita di merda”.
Chi mi conosce, lo sa bene. Io abbozzo, dissimulo, butto giù battute, spesso irriverenti, ma tifo per l’amore.
Folle, dissennato, scriteriato, pazzo ma sempre in un’accezione romantica. Un andirivieni di impulsi affettivi ed emotivi, che legano intimamente ed indissolubilmente due anime, due menti … prima che due corpi.
Per questo, per la mia forma mentis, sono stata poi sul punto di abbandonare la lettura, dopo una quarantina di pagine.
Certo, avevo intravisto della poesia, a sprazzi, qua e là. Specie nei pensieri di Diego sulla sua Chantal-Sammi.
“Era con me, sul crinale selvatico. Potevo ammirarla dalla distanza giusta. Mi riempii gli occhi di tutta la sua bellezza”.
“Era tanto bella e tanto precaria che non mi azzardai a toccarla per non mandarla in pezzi”.
“Curva del seno. Marzo. Broncio della mia vita”.
E anche qualche attenta e acuta riflessione sulle manchevolezze del genere umano.
“Dio ci ha disegnato con la matita e si è dimenticato di ripassarci con l’inchiostro. La nostra santità è rimasta incompleta”.
“E’ ridicolo quanto poco spazio serva per nasconderci dietro i grandi dolori della nostra vita”.
E sulla stupida ottusità del sesso maschile, sempre la stessa da secoli.
“Le solite banalità incolori degli esseri umani di sesso maschile come lui, che si sentono dei grandi fenomeni perché sono gelosi di un muscolo di una spanna e non capiscono che quello che li fotte ogni volta è un altro organo, di un chilo e mezzo, che sta molto più in alto”.
Però, veramente troppo sesso, per la sottoscritta. A costo di passare per bacchettona, ma gli amplessi consumati in vicoli bui, contro saracinesche arrugginite, incontri a tre, mi sembrano sempre un pretesto per cavalcare l’onda pandemica del voyeurismo (e non solo in ambito narrativo), e attrarre facilmente anche quel pubblico che lettore non è.
Fortunatamente, ho proseguito nella lettura, e, lo ammetto, quasi per pura testardaggine.
Infatuata, prima del titolo (non conoscendone il significato sotteso, un classico degli annunci a luci rosse), e poi dell’incipit, rifiutavo l’idea che il mio tanto auto-decantato istinto nella scelta delle letture avesse, con il libro di Cavina, preso un abbaglio così grosso.
Ed infatti, nelle ultime trenta pagine, è esploso quell’amore che io voglio leggere nei romanzi. L’amore che fa rima con dolore. Perché io cerco la favola, ma snobbo il lieto fine.
E qui, il finale, è magistrale.
Attenzione spoiler!!!
Tuttavia, non posso esimermi dal riportarlo qui, questo finale che mi ha steso.
“La nostra povera casa, l’indimenticabile bordello delle nostre vite. Le favole finiscono sempre con l’eroe e la principessa che finalmente possono fare l’amore. Forse è per questo che Sammi e io non ci siamo meritati il lieto fine. L’avevamo abbondantemente fatto fin dall’inizio. Ma poi, non era una favola. E l’eroe era lei, non io”.
Ogni giudizio morale va dunque sospeso. Ogni sfaccettatura della parola amore va accolta. E, anche a rischio di storcere più e più volte il naso, il romanzo di Cavina va letto tutto.
Sono 197 pagine di sentimenti contrastanti: amore, sesso, dolcezza, perversione, gioia, amarezza.
E’ tutta vita, quella raccontata da Cavina. Perché, prendendo a prestito le parole dell’autore stesso, com’è fatta la vita? “ Purezza e schifo. Un groviglio impossibile da sciogliere”.

Da leggere perché...
"Ottanta rose mezz'ora" è una storia d'amore in bilico, tra purezza e corruzione, perversione e sesso, fallimento e redenzione.
Spudorata, torbida, anticonvenzionale, spietata eppure dolcissima.
Una fiaba, senza lieto fine, per un Cavina che non ti aspetti.
Con un stile denso e crudo, ma sempre accattivante Cristiano Cavina ben descrive le emozioni dei suoi protagonisti, che sono figli del nostro tempo, ironici e poetici nella bizzarria del loro amore.
Autore
Cristiano Cavina nasce a Casola Valsenio (Ravenna), nel 1974.
Conclusioni
Non è un romanzo rassicurante, non è romantico, non è consolatorio. Ma ogni pagina cattura l'attenzione perché racconta l'autenticità di un sentimento irrinunciabile, una rincorsa folle verso un amore impossibile.

Carta d'identità
| Titolo | Ottanta rose mezz'ora |
|---|---|
| Autore | Cristiano Cavina |
| Editore | Marcos y Marcos |
| Pagine | 197 |
| Anno di pubblicazione | 23 gennaio 2019 |
Aggettivo chiave: Audace.
- I miei pro: I tanti sprazzi di poesia; le riflessioni acute sul genere umano e la società contemporanea in genere; la scrittura densa e coinvolgente; l'incipit ed il finale, entrambi memorabili.
- I miei contro: Troppe scene di sesso, "buttate lì" - per mia personalissima sensazione - esclusivamente per cavalcare, in maniera pretestuosa, l'onda voyeuristica oggi tanto in voga.




