
Le tre stagioni di Sabrina Cinzia Soria.
17/10/2023
Cronache da un seminario letterario. II parte.
01/11/2023Seminario letterario, 7-8 ottobre 2023, a Lanzo Torinese, a cura di Cinzia e Paolo di Studio Punto&Virgola su "La letteratura circostante" . Il punto della situazione sulla narrativa italiana circostante (per far bella figura nei salotti letterari).
Prendiamo un Literary B&B dalle atmosfere suggestive come Villa Erre Literary Boutique, Events & B&B a Lanzo Torinese.
Aggiungiamo due persone straordinarie come Cinzia e Paolo di Studio Punto e Virgola che dell’editoria hanno fatto il loro mestiere (e di cui vi ho già parlato qui sul blog).
Reclutiamo un gruppetto ristretto ma affiatato di lettori per cui è un piacere leggere e confrontarsi sulle emozioni provate sfogliando le pagine di un libro.
Lettori “più o meno forti”, di età diverse, diversa provenienza ed esperienza, e naturalmente (il bello è proprio questo) gusti letterari spesso divergenti, ma tutti sicuramente aperti al dialogo e ad un confronto costruttivo in tema di libri.
Programmiamo un piacevole week-end fuori porta nella collina torinese (complice un ottobre dai sentori estivi).
Il risultato finale? Lo scoprirete leggendo l'articolo! Buona Lettura!

Seminario Letterario "La letteratura circostante".
Liberamente tratto da “La Letteratura circostante” di Gianluigi Simonetti (ispiratore, a sua insaputa, del nostro seminario, come avrete modo di leggere più avanti).
Giorno nr. 1 - Dove sta andando la narrativa italiana?
Cercando di riassumere le risposte che ognuno di noi ha dato a questa domanda, siamo giunti alla conclusione che il romanzo non è “morto”, però sta sicuramente mutando.
Ci siamo altresì chiesti se è possibile delineare una sorta di “canone italiano contemporaneo”.
Il c.d. “ipermoderno”, in letteratura, si caratterizza per:
- la riabilitazione dell’io;
- l’apparizione di nuove forme di realismo;
- la volontà di raccontare il presente;
- una certa partecipazione civile;
- il senso di fiducia in una qualche possibile verità della letteratura.
Alla domanda su quali possano essere i riferimenti letterari italiani del Secondo Novecento, sono venuti fuori nomi condivisi da tutti. Moravia, Gadda, Fenoglio, Primo Levi, Calvino, Sciascia, Pasolini, Tondelli, Eco, per quanto riguarda il panorama letterario al maschile. Altrettanti, per la letteratura femminile: Ginzburg, Morante, Fallaci, Maraini, Goliarda Sapienza, Anna Maria Ortese, Lalla Romano, Alba de Céspedes.
Nessuna quadra invece (solo tante perplessità) in merito ai possibili riferimenti letterari del primo XXI secolo.
Visti i nostri tanti dubbi, Cinzia e Paolo ci hanno guidato in un’indagine molto interessante sugli indizi che possiamo ricavare in argomento dal premio letterario italiano più importante, il Premio Strega, che rappresenta lo “stato dell’arte” della narrativa italiana, e che, negli ultimi anni, sembra aver premiato opere letterarie di facile accesso e fruizione, insomma quella che qualcuno (in maniera sarcastica) definisce una sorta di “industria culturale”.
Anzitutto, facendoci conoscere il pensiero del critico Gianluigi Simonetti, che sta portando avanti, sulla Rivista “Snaporaz” e sul volume “Caccia allo strega”, “una coraggiosa ricerca molto novecentesca, lucida e sobria sulla forza con cui il mercato condiziona l’arte letteraria”.
Simonetti ha stilato una specie di decalogo della “narrativa da premio”, che provo a sintetizzare:
- deve essere un romanzo (meglio se scritto da una donna);
- sinossi di agevole riconoscimento, facile da comunicare;
- vanno evitati gli intrecci “neutralizzati” (sanno d’avanguardia) ma anche quelli “finalizzati”, tipici dei gialli (che fanno troppo paraletteratura);
- meglio focalizzarsi su temi attuali, come ecologia, bambini sofferenti, donne forti, diversità di genere, violenza storica (guerra) o privata (lutto, malattia, abbandono, un trauma di qualche tipo);
- al posto della tematica, può stare al centro della trama una figura, meglio se reale, in tutto o in parte;
- linguaggio non troppo complicato;
- scrittura non troppo “basica” ma figurativa;
- evocare un conflitto di valori, ma con posizioni in campo nette (no ambivalenza);
- tanta emotività (mi verrebbe da dire – inciso mio – alla Ligabue di Certe Notti “finché fa male, finché ce n’è”), purché sia sempre chiaro chi ha ragione e chi torto;
- sarebbe meglio finir bene (con ottimismo e soddisfazione).
Curioso è sapere che Simonetti ha scritto il suo decalogo quando non aveva letto nessuno della cinquina dei libri finalisti dello Strega 2023.
Evidente, però, è che praticamente tutti questi punti valgono per almeno tre titoli: “Mi limitavo ad amare te” di Rossella Pastorino, “Come d’aria” di Ada D’Adamo (vincitore) e “Dove non mi hai portata” di Maria Grazia Calandrone.
Da questo decalogo, si evince come nella narrativa oggi vada forte la non fiction, ed in particolare l’auto-fiction (memoir, diario, saga familiare), a discapito della pura invenzione.
Perlomeno, il confine tra autobiografia e finzione è molto sfumato. D’altronde, la presa di parola individuale è uno dei fenomeni dell’ipermoderno (come individuato sopra).
Abbiamo terminato il primo giorno del seminario con due interessanti interrogativi:
- Perché lo schema biografico (o autobiografico) ha rubato la scena alla fantasia?
- Che fine hanno fatto le storie? E’ la crisi dell’immaginazione nel romanzo?
Ognuno di noi può provare a dare la sua personalissima risposta (la mia la troverete, per entrambe le domande, negli schemi a piè articolo).
- Cinzia e Paolo in lettura serale.
- Cinzia e Paolo durante il seminario.
- Giochi di seminario.
- Libri.
Dove sta andando la letteratura italiana? Che fine hanno fatto le storie? E l'immaginazione nel romanzo?
Perché lo schema biografico (o autobiografico) ha rubato la scena alla fantasia? Le riflessioni dell'Ilaria.
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Bombardata da una realtà virtuale che esalta il tutto “bello, facile, felice, magnifico e sorprendente”, spesso provo un forte senso di inadeguatezza, guardando la mia quotidianità, più o meno sempre uguale, perlomeno da vent’anni a questa parte.
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Così, quando vivo per esempio un dolore, legato ad un lutto o una malattia, mi sembra di essere la sola a viverlo, mentre agli altri intorno succedono sempre e solo “cose belle”. Ovviamente, so che non è così. La mia parte razionale lo sa. Ma certe mie emozioni forti, specie quelle dolorose, la razionalità se la fagocitano.
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E allora? Allora mi rifugio nella lettura, e proprio in quella “narrativa da premio”, in quella “letteratura circostante”, di serie B per i frequentatori dei salotti letterari, di cui abbiamo parlato in questa prima parte del seminario.
- Nelle storie cerco io l’immedesimazione, non l’immaginazione. Una cura al mio male del momento, quale esso sia. E la carezza che mi dà conforto (o il pugno, che prima ferisce, e poi lenisce), per me, arriva sempre da una storia vera (o almeno verosimile).
Che fine hanno fatto le storie? E' la crisi dell'immaginazione nel romanzo?
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Io ci vedo solo una fotografia del momento, nulla di particolarmente grave.
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Tutto cambia, tutto evolve, sempre più velocemente. Anche il romanzo, mai uguale a se stesso.
- Basta non cadere nell’errore di zavorrare i romanzi di oggi delle responsabilità di senso e soprattutto di valore che siamo abituati ad attribuire ai capolavori del passato (cito sempre Simonetti).
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Soprattutto, perché nulla sappiamo di quelli che saranno definiti capolavori tra cento, duecento, trecento anni. Che sorpresa sarebbe trovarci un romanzo di quelli che oggi qualcuno definisce “da una stagione o poco più”?

“Servono emozioni forti, anche se dolorose, perché evidentemente nella società prevale un senso di anestesia; si ricostruiscono legami familiari e strategie identitarie proprio mentre la famiglia tradizionale va in pezzi e l’individualità si sfrangia; si elaborano e mitizzano personaggi di figli proprio perché nella realtà non si fanno quasi più. Soprattutto, s’insegue l’autenticità perché ci si sente, sotto sotto, intrisi d’inautentico”.
Gianluigi Simonetti







