
D’amore e di rabbia di Giusy Sciacca
26/11/2023I libri sotto l’albero di Pausa Lettura – II parte.
17/12/2023I miei consigli di lettura in vista del Natale
Personalmente, preferisco non regalare libri per Natale.
Lo so, sembra un controsenso, per una che vive delle storie che legge come me, però la scelta del libro è una cosa così intima, profonda, istintiva, spesso impulsiva e del tutto assurda, che mi riesce quasi impossibile anche il solo pensare di prendermi la responsabilità di scegliere al posto di qualcun altro.
Il rischio che il libro regalato rimanga a prendere polvere sullo scaffale, sia usato come fermaporta, o, peggio, venga riciclato alla prima occasione, senza aver avuto neanche la buona creanza di leggerne qualche pagina, è statisticamente elevatissimo.
A meno che non si conosca proprio bene il destinatario del regalo.
E anche in questo caso, ho comunque sempre mille remore e perplessità, specie se il libro andrà nelle mani di un lettore XXL (come la sottoscritta).
Una brutta specie, quella del c.d. "lettore forte": bizzarro, capriccioso, stravagante, volubile. In una sola parola: incontentabile.
Ecco perché, quello che segue, sarà un elenco (casuale, dettato dal sentimento, assolutamente non esaustivo) non dei libri che regalerò per Natale (ebbene sì, a volte, nonostante la premessa, ricado anche io nell'errore fatale di impacchettare un libro, sfidando impavida il pericolo che non venga mai sfogliato), bensì dei titoli da me così profondamente amati, che avrei voluto io, negli anni, trovare sotto il mio alberello.
Se tra i miei preferiti, Vi capiterà di trovare l'ispirazione per il regalo di Natale perfetto, ben venga (naturalmente, se succedesse questa specie "miracolo", fatemelo poi sapere)!

"Forse era questo il senso dello sterminio, la preghiera celata alle sue spalle: sopravvivete, raccontate, amatevi".
Prima di noi di Giorgio Fontana, Sellerio.
Una grande epopea familiare, che ha inizio nel 1917 e termina ai giorni nostri, una cavalcata di storia nazionale ed emozioni private, intime ma universali.
Lasciatevi coinvolgere totalmente dalle vicende della famiglia Sartori, di origine friulana, prima i fratelli Gabriele, Domenico e Renzo ("un figlio prigioniero, un figlio da custodire, un figlio libero") e poi i loro figli e nipoti, tra Udine ("Fuori l'aria sapeva d'erba e latte. Come era bello il suo Friuli, quanto gli mancava") e Milano.
Sfilano davanti al lettore la ritirata di Caporetto, l'affermazione del Duce, la disfatta della Seconda Guerra Mondiale, il boom economico che sapeva di miracolo del dopoguerra, l'Italia violenta degli anni di piombo prima e poi delle stragi di mafia.
Si gioisce e si piange per i Sartori, specie per le splendide figure femminili di Eloisa, ragazza "pasionaria" che poi tradisce la rivoluzione ("Dormivano poco, perché la vita pareva loro più ricca e preziosa di qualunque altra mai vissuta, dormivano poco anche per questo, certo: il mondo non andava forse distrutto o capovolto?") e della cugina Nadia, artista ribelle nel canto e nell'amore.
Un romanzo per tutti.
Per le anime nostalgiche, come la mia, perché "quando non si teme il futuro, che altro se non il passato può recare sorprese?".
Per i ragazzi, soprattutto, generazioni "sospese", per le quali sono attualissime le parole "quel che avete, abbandonatelo, prendetevi quel che vi si rifiuta".

"Dunque nel referto medico la sua malattia è classificata nella patologia dell'isteria. Sì, carattere eversivo, rifiuto delle regole, contestatrice, disubbidiente all'autorità familiare, eccessiva indipendenza, sovvertitrice di regole".
Pazze di libertà di Silvia Meconcelli, Alter Ego Edizioni.
Grosseto, 1943.
Maria e Lucio sono ragazzi e sono innamorati. Ma la Guerra non tollera amore alcuno, specie il loro. Lei è la figlia di un notabile, con amicizie importanti nel partito fascista. Lui è un ragazzo di bottega, dissidente e partigiano. Un amore impossibile, un amore pericoloso, un amore che va punito.
Così, Lucio scompare tra i boschi, tra chi lotta per la libertà. Maria invece la libertà la perde, e finisce chiusa in un manicomio per volere del padre.
Un romanzo che impegna la mente e spacca il cuore.
Pazze di libertà, un titolo così allegro, gioioso, solare solo in apparenza. Ma l'apparenza inganna, specie qui.
Dietro il titolo della Meconcelli, si celano storie di guerra, di malattia e manicomio, e di amore, anche, ma quello che fa rima con dolore.
Pazze di libertà diventa così prive di libertà, declinazione al femminile, ovvio, sempre e ancora.
Storia di donne, Maria, Flora, Assunta, Ines. Sofferenti, disagiate, frustrate. Tutte subiscono un'ingiustizia e non possono fare nulla. Nemmeno gridare, perché se gridi sei pazza, e se sei pazza, l'inferno in cui sei finita te lo meriti, e non ne esci più.
E' un inferno reale, quello raccontato dalla Meconcelli, un inferno che percepisci bene come lettore. Un inferno necessario. Perché superato il dolore e la rabbia, rimanga la testimonianza, l'indignazione, il coraggio di combattere affinché le donne possano essere tutte, felicemente, pazze mai prive di libertà.
Per le ragazze, e le donne che vorranno essere.
Per i ragazzi, e gli uomini che sapranno diventare.

"Fuori, all'improvviso, una zampogna muggisce e una ciaramella emette un lungo, doloroso lamento. Le mani assassine si aggrappano al tavolo, e sbiancano per la stretta. Nell'acuta memoria del sangue".
Per mano mia di Maurizio De Giovanni, Einaudi.
Napoli, Natale 1931.
La città sembra un immenso Presepe: voci, sapori, odori.
Festoni luccicanti nelle eleganti vetrine di Chiaia, la musica degli zampognari a San Gregorio Armeno, la via dei "figurari".
Felicità ovunque e ovunque povertà, fame e sangue anche.
Tanto sangue è quello che appare davanti al commissario Luigi Alfredo Ricciardi, chiamato col suo fido brigadiere Maione, in un ricco appartamento a Mergellina, dove sono stati ritrovati due cadaveri: quello di Emanuele Garofalo, funzionario di spicco della Milizia partenopea, e di sua moglie Costanza.
Ricciardi, che vede e sente il dolore delle vittime a "modo suo", dovrà impegnarsi a risolvere il caso, e in fretta, perché il Natale, a Napoli più che altrove, non aspetta ed esige il suo Presepe.
Un libro giallo come regalo sotto l'Albero?
Certo, per tutti, anche per chi non ama le tinte fosche e noir.
D'altronde, i gialli di Maurizio De Giovanni non sono mica "solo" dei gialli.
Sono dolce, melanconica, meravigliosa poesia.

"Quando mi consegnarono l'abito da sposa, il tempo minacciava tempesta".
Senti che vento di Eleonora Sottili, Einaudi.
Bocca di Magra. Una casa sul fiume. Il mare sullo sfondo.
Tre generazioni di donne a confronto.
Nonna Fulvia, che fu "ragazza di ferro e ruggine".
Mamma Graziella, che ha trascorso anni a controllare latitudini e longitudini sugli atlanti geografici, eppure non è partita, mai.
E Agata, che sta per sposarsi ed allontanarsi da quelle donne, che sente così estranee, lontane da lei.
Una notte, fuori piove, il fiume straripa. Il vicinato abbandona le abitazioni. Ma Fulvia, Graziella e Agata no.
Mentre l'acqua allaga il pianterreno, spazza via i regali di nozze, fa incagliare barche in giardino, al primo piano della casa, le tre donne inaspettatamente vivono una nuova quotidianità, bizzarra, sì, ma intima, come non mai.
Perché è quando fuori piove, che ascoltiamo veramente quello che è dentro di noi, e che ci dice chi siamo.
Per tutti i "cercatori d'incanto", che verranno rapiti da questa storia delicata e sorprendente come un incantesimo, che fa sorridere occhi, labbra e cuore.
Un libro per chi Bocca di Magra e Monte Marcello li conosce bene, e mi ha detto che dalla spiaggia di Punta Corvo, si può salire e salire. E una volta in cima, in una di quelle splendide giornate di sole che la mia Liguria spesso regala, si può vedere anche Genova, appoggiata laggiù, sul mare.
Una favola che celebra gli amori, tutti.
Quelli come Giacomo, che fanno sentire le radici di casa.
E quelli come Pietro, che fanno volare. "I treni della notte - disse Pietro - non è bellissimo quando passano? Li ho ordinati tutti per te, tutti i treni della notte".




