
La ragazza e la notte di Guillaume Musso
15/03/2024
Finalmente è primavera!
09/04/20242024: stand by e collaborazioni
Auguri per un 2024 di serenità e salute.
Ci eravamo lasciati più o meno così, con il mio blog-post di auguri, a fine dicembre 2023.
Ebbene, l'inizio 2024 non è certo stato, per la sottoscritta, uno dei migliori.
Non mi piace lamentarmi troppo, tranquilli, non è proprio nella mia indole di "capricorno" tutta d'un pezzo. Però una spiegazione per la mia assenza di quasi tre mesi, ve la devo.
Il 2024 è cominciato girando per medici, studi fisioterapici ed, infine, ospedali.
Cose non gravissime, ma alquanto antipatiche. Un complicato intervento al ginocchio per mamma, che l'ha lasciata provata (come se non fosse bastato il dolore fisico, che, nei mesi precedenti, l'ha costretta praticamente a non muoversi di casa) e abbastanza sofferente, gettando nella preoccupazione (ed ansia) più totale, tutta la famiglia!
L'intervento sembra essere riuscito (incrociamo le dita), ma la ripresa non sarà una passeggiata. Per mamma, si apre un lungo periodo di riabilitazione, ancora in clinica. Mio papà dovrà abituarsi ad una quotidianità diversa, temporaneamente da "single" forzato, dopo quasi 48 anni di vita insieme. Ed io dovrò cercare di placare le mie angosce da figlia unica, per giunta lontana da casa. E liberarmi dei pensieri negativi, prima che diventino vere e proprie ossessioni (avrei già ampiamente dato, sotto questo punto di vista)!
Una partenza tutta in salita, quindi.
Marzo, però, ha portato con sé un profumo diverso nell'aria, che sa di buono, s'intravedono le prime macchie di colore nei campi, le giornate si allungano. Tutto parla di primavera!
Speriamo basta pioggia, nubi, affanno, anche per me.
Nel frattempo, la notizia buona è che non ho mai smesso di leggere.
Credo fermamente nella "biblioterapia": il libro come cura!
I pensieri negativi, quando arrivano, sono difficili da allontanare. Io li accumulo, apparentemente sorrido, ma intanto li ingigantisco, e li lascio liberi di intossicarmi l'umore e rovinare l'andamento delle mie giornate. Convivo con le mie ansie da quarant'anni, parlo con cognizione di causa. L'esperienza però a qualcosa serve: oggi so che la mia inquietudine si ferma davanti ad un libro. Mi basta immergere naso e quattrocchi tra le pagine - leggo cartaceo, sì, anche per questo, devo "sniffare" l'odore della carta - per farmi pervadere da un senso di benessere, tranquillità, beatitudine.
La mia "sostanza stupefacente", la mia dopamina, insomma, è proprio il libro. Nient'altro da aggiungere.
Per questo, anche in un inverno che mi è stato antagonista accanito, ho sempre letto, ossessivamente, compulsivamente, lasciandomi vincere solo dalla stanchezza fisica che spesso mi ha vista crollare sul divano ad orari per me (nottambula di natura) impensabili.
E ho continuato anche le collaborazioni con gli Autori che avevano riposto in me la loro fiducia, mettendoci ancora più impegno, perché la fiducia è un bene preziosissimo, ci vuole dedizione per guadagnarla, e altrettanta accuratezza per non scalfirla.
Perciò, il mio primo blog-post di questo tosto 2024 (d'altronde anno bisesto, anno funesto) è dedicato proprio alle mie collaborazioni dei mesi di gennaio e febbraio.
Vi lascio i titoli e le mie impressioni a caldo, che, già lo sapete, valgono come consigli di lettura!
A presto e ... Viva la Vita (sempre)!

“Reggio Emilia è una città naturalmente vocata all’inverno: le strette vie del centro storico sembrano curvarsi le une sulle altre, quasi a suggerire un abbraccio. Ci si potrebbe perdere in questo fitto reticolo, quando la nebbia confonde i contorni e si segue il suo tenue odore di fumo. D’altra parte, San Prospero, il patrono, così la protesse, sottraendola alla vista dei nemici”.
Dora Cordoni e la capitale del balletto di Elena Vezzosi & Mirta Pollari Ballotta, Robin Editori.
Dora Cordoni, pensionata sulla carta d’identità, “pasionaria” rossa nell’animo, apprende che la prima di uno spettacolo di balletto moderno, ideato e realizzato dalla compagnia della propria città, Reggio Emilia (un tempo capitale del balletto contemporaneo, che “è espressione, è rivoluzione”), verrà rappresentata, invece che al teatro municipale, il Valli (un monumento per la storia di Reggio, e dei suoi abitanti), alla più blasonata Scala di Milano.
Stizzita e scandalizzata da quello che ritiene un vero e proprio furto d’identità (“perché spesso è la campagna che genera alimento, ed è la città che se ne avvantaggia”), Dora, aiutata dalla sua scalcagnata combriccola di amici, decide di sabotare – pacificamente, s’intende - lo spettacolo alla Scala, per riportare la prima in provincia, dove “il pubblico è quello vero degli appassionati”.
Il romanzo di Elena Vezzosi (reggiana DOC) e Mirta Pollati Ballotta (siciliana, con “passaporto reggiano” da quindici anni) dipinge un bello spaccato di “reggianità”, che, attenzione, non è una semplice collocazione geografica, ma piuttosto un’attitudine, uno stato d’animo.
“Ma di che cosa è fatta questa città? Occorre per forza cedere e credere al cliché del Partito, delle Coop e del Lambrosc”?
Ovvio che no, la città è fatta anche di gente caparbia come Dora, vivace, energica, esuberante, briosa, intraprendente … e soprattutto vera!
Un “cosy-crime” della Via Emilia.
Elena e Mirta fanno ridere il lettore, con il giusto filo di leggerezza, quella positiva, che non scade mai in superficialità.
E, soprattutto, raccontano con humor la quotidianità di questa operosa città, che vede muoversi tra le sue vie (e persa tra il grigiore malinconicamente romantico della sua nebbia) anche la sottoscritta, un’espatriata, reggiana felicemente “acquisita” da più di dieci anni.

"Passò il resto del tragitto a maledirsi, per aver atteso che l'Etna scatenasse una catastrofe, prima di rimediare. Non conta più nulla. Siamo solo io e te. Non resistermi. Non brucia, non fa male. Senti solo me".
Chiodo della terra di Roberto Zito Casa Editrice Scatole Parlanti
"Era rimasto nell'aria, insieme ad un debole alone tra le lenzuola che diceva che ancora c'era, ancora viveva. Quel qualcosa che li univa". Matt e Lisa.
"Cercò quel numero. Si accorse di averlo cancellato. Si sforzò di ricordarlo, fu inutile. E non era per il terrore che gli penetrava nelle ossa. Era perché non voleva mai più ricordare. E ci era riuscito. Aveva rimosso tutto. Dimenticato. Dimenticati". Luca.
"Era una bellezza quella montagna alla sua sinistra e il profilo del mare limpido alla sua destra. Così bella da voler scacciare via il ricordo delle sue estati sulla spiaggia della Playa e degli inverni sui sentieri del Vulcano. Così bella da fargli ancora torcere il petto". Carmine.
"E non gliene fotteva niente del mondo al di fuori dell'Etna, non l'avrebbe mai lasciato". Giuseppe.
"Recitò le sue preghiere, sempre le stesse, uno, due, tre volte. Quando ebbe finito, si sentì purificata. Tutto le verrà perdonato. E anche lui, un giorno, li perdonerà". Agata.
Un'eruzione devastante de "La Montagna" per eccellenza, l'Etna.
"Se solo ci fosse stato ancora tempo. Se solo non esistesse, il tempo".
L'imminenza della catastrofe scatena la necessità di lasciar andare via i fantasmi del passato, chiudere con ciò che è già successo. Quando l'unica urgenza è: SOPRAVVIVERE!
Un potente debutto alla narrativa, quello del catanese Roberto Zito, classe 1987, che attraverso la furia dell'Etna, affronta gli sconvolgimenti, le inquietudini ed i rimpianti che ognuno di noi porta dentro di sé.
"Non brucia, non fa male. Senti solo me".

"Non importa quanto io sia diversa, poco somigliante alle altre persone e provi emozioni con intensità non simili alle vostre, sono anche io parte di un tutto e devo cercare il mio posto".
Da bruco diventerò farfalla di Sarah Barbaglia G.A.Z. Edizioni
Sarah è ancora una bambina quando si trova costretta ad affrontare un "vuoto" faticoso da immaginare e concepire: la perdita del padre.
Il lutto è un processo che ha bisogno del suo tempo per svolgersi, un cammino emotivo in cui si succedono lo stordimento, la rabbia, la ricerca disperata e struggente di chi abbiamo perso (ne so qualcosa).
Sarah non ha tempo di completare questo percorso, perché subisce un'altra battuta d'arresto. Un incidente, il coma, il risveglio ed un lungo e faticoso percorso di riabilitazione.
La scrittura, il diario, diventa allora lo strumento per riprendere contatto con la realtà quotidiana, costruendo una nuova Sarah.
Perché quando la vita esagera, buttandoci a terra, dobbiamo sempre ricordarci che l'esistenza è sorprendente, miracolosa, stupefacente.
Guardiamoci meglio, riconosciamo i nostri limiti per andare oltre, armiamoci di pazienza e fiducia ed il "nuovo" si farà da sé, emergerà, perché lo sappiamo, sembra impossibile, eppure il bruco diventa farfalla.
"Sono felice però di non essere più dipendente dalla comprensione altrui, di accettare la singolarità della mia esperienza e di aver capito che nella bolla ci sto io e l'aiuto lo devo chiedere a me stessa per continuare a diventare farfalla".
Devo un grazie particolare a Sarah, per avermi saputo regalare un pochino della sua forza e della sua solarità (persino con i suoi video sul ballo)!
"Con che cosa devo spingere? Con quello che sei".

"Non conosceva quello che molti anni dopo per me, sua figlia, sarebbe stata una grande sofferenza, il bisogno di appartenere ma senza sapere a chi e a cosa".
La casa sul Nilo di Denise Pardo Neri Pozza Editore
"Il Cairo era una città immensa, polverosa, illuminata da un sole instancabile, dove anche nei quartieri alti il lusso non riusciva ad addomesticare il rumore, la sensazione di essere al centro di un turbine di energia la cui fonte non era controllabile. I minareti reclamavano la preghiera e i muezzin, che noi adoravamo per il suono fatato e melodioso rispetto al battito della città, fendevano l'aria. Riuscivano ad infilarsi e a irrompere tra le musiche occidentali dei pomeriggi danzanti dell'Auberge des Pyramides senza per questo disturbarne l'armonia ma trovando la strada e il modo perché si potessero sentire e seguire le due voci, i due percorsi, i due sentimenti, l'essenza del Cairo di allora".
E' un tempo lungo in una terra d'oro, quello che l'autrice racconta in questo romanzo. Un Egitto crocevia di storie e suggestioni.
"Arrivano amici francesi, armeni, libanesi, italiani, greci, inglesi, portoghesi, slavi, in una Babele eccitante e benefica. L'aria era satura degli effluvi orientali di fiori, mescolati alle essenze francesi, al sentore dolciastro della conciatura egiziana del cuoio dei pouf. Era il profumo del Cairo, nelle case cosmopolite".
Al centro della storia, le vicende della famiglia di Denise, ebrea, arrivata al Cairo assieme alle vicissitudini dell'Europa nei primi anni del Novecento. Un Egitto conviviale, dove "la tolleranza contava più dell'osservanza".
Almeno fino alla salita al potere di Nasser, principale esponente del movimento dei "Fratelli musulmani", fautore del colpo di stato contro Re Faruq del 1952, l'anno nero del Cairo.
L'intolleranza si fa allora un dogma, e gli stranieri (anche quelli che in realtà stranieri non sarebbero), sempre più in pericolo, sono costretti a fuggire, di nuovo, in una diaspora amara, alienante, figlia di un mondo cambiato all'improvviso, di nuovo, e ancora senza ragione.
"I fantasmi dei pogrom, dei ghetti, dei campi di concentramento, dell'antisemitismo, ormai non sapeva nemmeno più quanti fossero, erano una folla, almeno".
Una saga familiare autobiografica e appassionante, quella della Pardo.
Un romanzo delicato, suggestivo, nostalgico, intenso, sentimentale.
Un tempo diverso, eppure sempre attuale, in un ripetersi della storia che sembra non avere fine.
"Ma la luce della luna del Cairo è l'unico ricordo che non è riuscita ad eliminare".



