
Cronache da un seminario letterario. II parte.
01/11/2023
D’amore e di rabbia di Giusy Sciacca
26/11/2023Viola, giornalista romana trasferita a Palermo, si muove dentro atmosfere che possono ricondursi al «giallo mediterraneo»
, di cui parlava Cesare Cases.
Trama
"In estate non succede niente. Non c'è economia. Poca politica. Niente giudiziaria. Non c'è il calcio. Resta solo la nera. Che però compensa tutto il resto, perché d'estate la gente dà completamente di matto. Il caldo rende aggressivi, e a quel punto fa poca differenza che si viva in un posto ad altissimo tasso di controllo del super-ego, come al nord, o nello svacco dell'es, come al sud. A 40 gradi fonde il cervello a tutti".
Viola, romana trapiantata a Palermo per un combinarsi di caso e di scelta, è un «volto televisivo», una giornalista tv.
Ha un disturbo della percezione (lei preferisce «una particolarità»), la sinestesia: ogni cosa, ogni luogo, ogni persona che guarda si unisce, per lei, a una musica e la musica a un colore; ma non tutti, alcuni non hanno musica e quindi colore, «meglio tenersi lontani».
A questo si accompagna una più grave malattia degenerativa, «neuroni bucati» che, senza disabilitarla, determinano il suo modo di muoversi e l'approccio alla realtà.
Nel pieno di un'ondata di scirocco è morta strangolata Romina, una ventenne di buona famiglia. È immediatamente sospettato Zefir, un popolarissimo cantautore.
Viola vaga per tutti i luoghi coinvolti dal crimine, conducendo la sua vita movimentata, curiosando nelle case e nelle giornate di ogni tipo di gente.
Santo, l'ex caporedattore, trincerato dietro tenaci silenzi la mette in contatto con un suo amico, un poliziotto che lei chiama Zelig perché cangiante di colore, il quale sembra sfruttare le sue intuizioni, le sue visioni, l'abilità di profittare del caso.
L'inchiesta diventa una storia in una prima persona insolita, né flusso di coscienza né descrizione; un registrare emozioni, eventi e coincidenze lontani, mischiati a pensieri contemporanei su se stessa, sulla città, su fatti e persone, con spirito, ironia, sarcasmo, pena, cinismo, amore, sentimenti tutti orientati all'obiettivo di rubare la verità a una realtà frammentaria.
Recensione
“La sinestesia è un cosiddetto disturbo neurologico. Oltre a essere una figura retorica. Io mi oppongo alla definizione di “disturbo neurologico”; un po' perché vorrei evitare di diventare un manuale di neurologia generale ambulante, un po' perché non è un disturbo. E’ una particolarità, diciamo. Una caratteristica. Una roba. Non un disturbo”.
Palermo, 1 agosto.
Viola, giornalista TV, romana trapiantata a Palermo da undici mesi, soffre di “sinestesia cromatica”. In neurologia, è quando uno stimolo sensoriale produce una reazione a un altro livello sensoriale. Non è una patologia neurologica per Viola, bensì una “figura retorica”, che a volte prende forma nelle persone.
Poi la storia negli anni si è andata complicando, e Viola inizia ad un certo punto a vedere il colore nella musica. Musica uguale colore. "Il primo accordo della Quinta di Beethoven è rosso bordeaux. Plafone di Rocco Tanica è azzurro, alla tastiera. Al pianoforte assume anche sfumature celesti, rosa e lilla".
“Non sono capace davvero di sentirla, la loro musica. Sono solo convinta che tutti abbiano una musica, e che quando suona, si può vedere il loro colore".
“In effetti, non tutti. Alcune persone non hanno colore. Vuol dire che non hanno musica. Sono persone strane. Meglio tenersi lontani”.
A questo si accompagna una più grave malattia degenerativa, non invalidante, almeno nel breve periodo, ma fastidiosa, che porta Viola alla necessità cambiare tutto, di avere un’altra vita, di ripartire da zero. E, non essendo in grado, fisicamente e psicologicamente, di chiedere il trasferimento all’estero, opta per Palermo. Almeno, non all’estero, nel senso di fuori dall’Italia.
“Ma Palermo è quanto di tutto più estero di Parigi, Atene, anche Londra”. E contemporaneamente è una specie di manuale di istruzioni sull’Italia. E’ un po' difficile e un po' ovvio. Palermo è un ossimoro”.
Ed è qui che entra in gioco la seconda protagonista indiscussa del romanzo: Palermo.
Ci sono infiniti modi per raccontare una città. E molteplici le chiavi di lettura da cui partire. Perché Palermo ha così tante sfaccettature che forse risulta difficile riassumerle tutte, specie in un romanzo che, nelle intenzioni dell’autrice, dovrebbe venire alla luce come “romanzo giallo”.
Appena arrivata, a Viola appare la Palermo bella, suntuosa, resa imponente da millenni di Storia.
“Appena arrivata a Palermo, undici mesi e tre giorni fa, iniziai a fare la turista. La Cattedrale fu il primo posto che venni a vedere. Mi ricordo il senso di stupore e anche di affetto. Affetto, perché la Cattedrale mi stava dicendo che c’era qualcosa di bellissimo, in un posto di cui tutti parlavamo malissimo”.
Ti colpisce Palermo, al primo sguardo: secoli di culture le più disparate, armonicamente assortite.
“Si riesce ad immaginare qualcosa di più diverso da un arabo e un normanno? Ecco qui ci sono venuti entrambi, hanno migliorato o semplicemente adatto quello che era stato fatto da chi era arrivato prima, e il risultato è questa architettura che non esiste in nessun’altra parte del mondo. Spettacolare”.
Clima invidiabile, tradizioni di tutto rispetto, allegra nelle sue vetrine illuminate, nella gente che sciama per le strade, nelle centinaia di rosticcerie profumate che trovi ad ogni angolo, nelle pasticcerie che ti adescano voluttuose, per offrirti delizie mai assaporate.
Sì, ti affascina Palermo, e la credi fortunata, e felice. E poi, basta inoltrarti per una stradina secondaria, fare pochi passi lontano dal centro, e ti trovi di fronte a scene di miseria che avresti creduto appannaggio esclusivo di città del Terzo o Quarto mondo.
“Palermo è così. Mischia tutto insieme, per troppa saggezza e poco spazio. In centro è normale passare da stradine con palazzi sfarzosi abitati da nobiltà vera, a vicoli in cui gli stranieri farebbero bene a non addentrarsi. In cui tutti farebbero bene a non addentrarsi. Se li superi illeso, però, magari sfoci subito in una zona franca. Cautela, ci vuole. E se con tutta la cautela comunque tu ritrovi in uno spazio in cui non dovresti stare, allora serve la capacità di non vedere. Una dote che i palermitani hanno saputo sviluppare con eccezionale abilità. Anche i luoghi hanno i loro colori. E ce ne sono di insospettabili. Facile valutare la scala cromatica a Brancaccio o allo Zen. Ma è altrove che bisogna guadare bene. O essere capaci di non vedere nulla”.
La Palermo di Viola è una città di contraddizioni, ma anche una città di mafia, luogo comune e condanna al tempo stesso.
“Una scoperta straordinaria che ho fatto a Palermo è che la mafia esiste. Sì, ok, pensavo di saperlo già. Perché pensavo che esiste un’entità vaga chiamata mafia che non mi riguardava in alcun modo, non era tangibile, faceva girar soldi e droga di cui non sapevo niente, e di fatto era solo un nome, etereo e fumoso. Intangibile, appunto. Poi sono venuta a vivere a Palermo. Non sono intangibili le sorti di gente che rischia di essere ammazzata per davvero. Non è intangibile la lapide di un ragazzino ucciso a undici anni perché ha visto quello che non doveva, e che viene ricordato con 108 palloncini bianchi, il numero dei bambini vittime di mafia accertati. Attenzione a chi vive nei palazzi accanto. A scegliere i negozi. A litigare con gli automobilisti. Attenzione ai fuochi d’artificio esplosi di notte nei quartieri popolari senza ragione. Ci sta una ragione. Non serve fare il tour delle lapidi, non servono le passarelle durane gli anniversari, serve restare nel presente”.
Una città cannibale, la protagonista di “Conosci l’estate?”, che sospira e non respira. Impetuosa e crudele, compartecipe e distaccata, alleata e ostile.
“Alla fine il 101 è Palermo, con i cittadini, e i turisti e i migranti, la compassione e la prepotenza, la solidarietà e la furbizia. E Palermo, a volte, alla lunga, stanca”.
In questa Palermo, città di misteri e contraddizioni, Viola viene coinvolta in un duplice omicidio, due ragazze, due amiche. Una vicenda attuale, ma con radici lontane, profondissime, dissapori mai sopiti, dolori che tornano prepotentemente alla ribalta.
“Se ne parla tanto di questi tempi, va così di moda cercare di capire perché una donna continui a stare con un uomo violento, che la distrugge psicologicamente e poi fisicamente. Succedeva anche trent’anni fa, non è cambiato niente. E trent’anni fa non c’erano le scuse che ci sono adesso, i ruoli che sono cambiati, le nuove generazioni. Gli essere umani sono così, c’è il bene e c’è il male. Non c’entrano i tempi e le generazioni".
L’inchiesta di Viola, che sta dall’altra parte, “dall’altra parte della notizia, dall’altra parte dello schermo, dall’altra parte della barricata”, diventa una storia in prima persona, di una donna che affronta la sua situazione agendo “sopra le righe”, per non lasciare che sia la sua condizione a prendere il sopravvento su di lei.
Approcciarsi a “Conosci l’estate?” come ad un giallo qualsiasi, sarebbe sbagliato, anzi controproducente. La trama criminale di per sé è debole, sfumata, vaga da perdersi (salvo lo spettacolare colpo di scena finale, del tutto inaspettato – che non voglio spoilerare).
“Conosci l’estate?” va letto col cuore, immedesimandosi in questa donna, Viola, che avverte che in lei “si sta allargando il buio”, e nondimeno attraversa la vita combattendo. Una donna ricca di contraddizioni, come la città in cui ha scelto di essere ospitata.
Letto così, con la giusta prospettiva, il romanzo della Tanzini ti arriva forte, come un pugno, un condensato di suggestioni, turbamenti, trepidazioni, commozioni, dolori.
Perché dietro “Conosci l’estate?”, c’è la vita, di Viola, la nostra, di Palermo, del mondo interno.

Da leggere perché...
"Conosci l'estate?" scandaglia senza trovare fondo il tema della colpa e dell'innocenza.
E dietro la vicenda gialla traspare il vero cuore del romanzo: il ritratto commovente di una donna che avverte che in lei "si sta allargando il buio", che è lei "quella diversa" e perciò attraversa la vita in modo totale con tristezza e divertimento, malinconia e entusiasmo, dolore e godimento.
Di queste contraddizioni, Palermo è la "città simbolo" per eccellenza. "Palermo è così. Mischia tutto insieme, per troppa saggezza e poco spazio".
Autrice
Conclusioni
La prima indagine di Viola, giornalista di professione e detective per caso, sulle tracce colorate di un delitto inquietante.
Carta d'identità
| Titolo | Conosci l'estate? |
|---|---|
| Autrice | Simona Tanzini |
| Editore | Sellerio |
| Pagine | 271 |
| Anno di pubblicazione | Giugno 2020 |
Aggettivo chiave: Colorato.
- I miei pro: Viola, la protagonista femminile, molto ben caratterizzata, con drammaticità ed ironia. La Sicilia tutta, e Palermo in particolare, un incubo, ma bellissima, sporca e scintillante, un ossimoro vivente da secoli.
- I miei contro: Certamente, lo svolgimento della trama gialla, a mio parere, piuttosto evanescente.




