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10/12/2023Un romanzo storico
benedetto dal sole e dalle lacrime della Sicilia.
Trama
Sicilia, luglio 1922.
A Lentini, centro agricolo della provincia siracusana sotto il fiato dell’Etna, avviene un sanguinoso fatto di cronaca, poi sepolto dalla polvere.
Tra i protagonisti anche Maria Giudice, fervente sindacalista di origine lombarda e madre della scrittrice Goliarda Sapienza.
Alla vigilia della prepotente affermazione fascista, nella cittadina si consuma un’accesa lotta di classe tra la decadente nobiltà latifondista, arroccata nel palazzo baronale dei Beneventano della Corte, e i braccianti.
In mezzo, sul confine di quei due mondi, c’è Amelia Di Stefano, una donna fuori posto.
Un proverbio popolare siciliano recita che un uccello in gabbia non canta per amore ma per rabbia.
Amelia è una donna in trappola. Catanese di nobili origini, ha pagato duramente un errore commesso da giovane. Ora, tradita dalla famiglia e dagli amici della Catania dei salotti, si ritrova in esilio a Lentini, dove oscilla tra la relazione clandestina che la vincola a Francesco, primogenito del potente barone Beneventano della Corte, e il carisma della fiamma ideologica di Mariano Fortunato, personalità di spicco del sindacalismo locale.
Attorno a lei, il popolino, la "putía" di Santina, i dammusi umidi, i colori e le voci del mercato, le corse dei devoti a piedi scalzi, le "vanedde" strette, la Grotta dei Santi e i suoi miracoli.
A confortarla saranno l’affetto di Enza, capociurma di campagna dalla forte personalità, il sorriso imperfetto di Tanino, l’amico artigiano, o ancora la presenza di Ciccio, lo sciancato, ultimo tra gli invisibili, che c’è sempre.
I due universi convivono, si intrecciano. E Amelia sempre in mezzo, sempre in bilico.
Fino a quando non si imporrà l’imperativo di una scelta. E allora nulla sarà come prima.
Recensione
“Io ti conosco, Amelia. Da quando eravamo all’istituto delle monache. Tu non sei la signorina dall’aria casta e triste che ti sei dipinta addosso. Sai come si dice? Che l’uccello in gabbia non canta per amore, ma per rabbia. E allora canta, Melì, e fai la signora una volta per tutte”.
Primi del Novecento, Catania, Sicilia.
Amelia Di Stefano nasce in una famiglia di origini nobili. Vive felice e nell’agiatezza, Amelia, in una città bella e moderna, in pieno fermento culturale e architettonico. Sono gli anni dell’inaugurazione del Teatro Sangiorgi, con “La Bohème” di Giacomo Puccini, degli scavi dell’Anfiteatro di Piazza Stesicoro, secondo per grandezza solo al Colosseo di Roma, dei primi tram elettrici che affiancano le vecchie carrozze trainate da cavalli, della costruzione delle magnifiche ville in stile Liberty, che trasformano Catania in una delle città più all’avanguardia dell’epoca.
I salotti cittadini prosperano, ma la mentalità non evolve. La Sicilia è ancora una terra di tradizioni arcaiche, che costringono le donne a rinunciare alla capacità di autodeterminarsi, e ad essere sempre sottomesse alla volontà prima del padre, poi del marito. Una società saldamente ancorata a valori patriarcali, dove la condizione delle donne è segnata (in campagna, come in città) da una dolente subalternità.
“Le contraddizioni, troppe. Catania non ne celava una alla luce del sole. Si riflettevano sulla pietra nera di strade e palazzi, per poi affogare tra le chiacchiere dei caffè”.
Amelia, però, ha uno spirito indomito, ribelle, libero. Una donna fuori posto. Commette durante l’adolescenza un errore, imperdonabile per il tempo, disonorante, da cui si origina il suo “stigma”.
Viene ripudiata dalla famiglia, eppure resiste. Diventa maestra, forse per redimersi, per perdonarsi quello sbaglio.
“Che madre sarebbe stata lei. Se lo era chiesto più volte. Se lo domandava ogni volta che il ventre di una donna la turbava, perseguitandola quasi”.
Poi, tradita anche dagli amici, Amelia diventa una donna in fuga.
Anni Venti del Novecento, Lentini, Siracusa, Sicilia.
Amelia approda a Lentini, amante mantenuta da Francesco, primogenito del potente barone Beneventano della Corte. Francesco, il nobile, la possiede, carnalmente, la mantiene, economicamente. A suo modo persino l’ama, probabilmente.
“Francesco l’aveva bramata giorno e notte”.
Amelia, no, non lo ama. Centellina sapientemente le sue carezze, gli regala piacere, in cambio di benessere. Il loro rapporto, per lei, è solo un contratto da rispettare, che forse le rende in cambio più di quanto richieda.
“Ma non di solo cibo e belletti si seda la fame di una donna … L’anima e la mente esigono nutrimento per non impazzire”.
Amelia è passionale, segue le sue pulsioni, sa che non si possono addomesticare, che sono più forti di ogni resistenza. E quel desiderio, bramosia, eccitazione la travolgono ancora, non appena incrocia fortuitamente in paese lo sguardo di Mariano Fortunato, astro nascente del sindacalismo locale.
“Sulle labbra di Amelia lo sguardo di Mariano fu menta fresca d’agosto. Una carezza pungente, di foglie appena raccolte. Quando gli diede le spalle, l’uomo si accasciò nuovamente sulla sedia. Era un assolato pomeriggio di fine aprile siciliano, e lui, solo lui, era stato travolto da un improvviso temporale. Di quelli già estivi, che sono frescura di zagara profumata o grandine letale per i giardini fioriti”.
Amelia si ritrova così pericolosamente in bilico tra due mondi. Una nobiltà latifondista, che ha già in sé il germe della decadenza, e un movimento contadino e sindacale, che sembra prendere piede. Questo sembra essere il destino della protagonista del romanzo di Giusy Sciacca.
Una donna in trappola, ancora una volta. Una vita sempre in bilico. Sullo sfondo, una Nazione già sferzata dai primi venti del fascismo.
“Il suo profilo era identico e parziale da entrambe le parti. Una linea divisoria tra due mondi, mai del tutto vero e mai del tutto falso”.
La Sciacca fa muovere intorno alla sua Amelia tutta una serie di personaggi, per delineare la società siciliana del tempo, che gravitava principalmente intorno alla terra, tra miraggio e realtà.
Alcuni inventati, altri veri, come Maria Giudice (definita la “leonessa del socialismo italiano”, nonché madre della scrittrice Goliarda Sapienza).
Una storia nella storia quella di Maria Giudice, attivista, sindacalista, dirigente di partito, giornalista e pure maestra, che con la sua vita spericolata, difficilissima, perseguitata, ha contribuito a scrivere la storia d’Italia, e delle donne in particolare.
E sarà proprio un fatto sanguinoso, avvenuto realmente a Lentini (e quasi dimenticato dalla storia) nel luglio 1922, durante un comizio della Giudice, che costringerà Amelia ad una scelta definitiva, che rimescolerà dolorosamente le carte, per l’ultima volta.
C’è un’altra protagonista femminile nel romanzo della Sciacca.
L’Isola “fimmina”, contraddittoria, sensuale, amara, eppure dolcissima: la Sicilia.
“Il gelsomino, la zagara, fino alla brezza salina man mano che le correnti d’aria spargevano gli umori del mare”.
Quell’aria della sua Terra, Giusy Sciacca ce la fa assaporare tutta in questo suo romanzo storico, "benedetto dal sole e dalle lacrime dell’isola".

Da leggere perché...
Per chi ama il romanzo storico, Giusy Sciacca dipinge perfettamente la società siciliana del tempo, in bilico tra tradizioni arcaiche e fermento culturale, nonché la condizione delle donne, segnata ancora da una dolente (e a tratti, purtroppo, attualissima) subalternità.
Autrice
Nata a Lentini, vive tra Roma e Siracusa, Giusy Sciacca è "controllora" del traffico aereo, autrice di racconti, romanzi e testi teatrali.
Scrive di libri per diverse testate giornalistiche – «La Sicilia», «SicilyMag» e «La Voce di New York» – e ha fondato il blog Parola di Sikula, dedicato ai libri e alla cultura.
È inoltre ideatrice e curatrice del Premio Nazionale di Poesia Sonetto d’Argento Jacopo da Lentini.
Conclusioni
Un romanzo vivido, sanguigno e struggente, grazie alla scrittura evocativa, amara eppure sensualissima di Giusy Sciacca.
Carta d'identità
| Titolo | D'amore e di rabbia |
|---|---|
| Autrice | Giusy Sciacca |
| Editore | Neri Pozza |
| Pagine | 222 |
| Anno di pubblicazione | Febbraio 2023 |
Aggettivo chiave: Appassionante.
- I miei pro: La figura di Amelia, indomita, ribelle, libera, un "donna fuori posto". L'aria di Sicilia, che si assapora in ogni pagina. La ricostruzione storica, perfettamente amalgamata con la finzione del romanzo.
- I miei contro: Nessuno, basta lasciarsi trasportare dalle atmosfere siciliane del tempo, tanto contraddittorie quanto dolcissime.




